mercoledì 10 ottobre 2012

Autunno


Piano le foglie volteggiano al suolo
a tinger di giallo l'erba ancor verde
e di rosso e di vita quest'ultimo volo,
amaro sorriso che in morte si perde.

Rimangon stupiti i giovan fuscelli
a guardarle danzar e poi farsi terra,
spegnendosi in polvere e granelli,
ormai rigidi corpi, relitti di guerra.

È l'amor dei nonni, oh cari bambini,
un ballo che mai sarà dimenticato,
un eterno passato di lontani vicini.

È poi il vostro primo sguardo al fato,
col rimpianto per quell'ultimo bacio
mai dato, che più non è ciò ch'è stato.

Oh qual barbara neve sull'oro dacio!

(D.D.)



sabato 6 ottobre 2012

Ricapitoling...



6 ottobre 2012

Fumata bianca per Lady Gaga a Milano, sarà lei ad arbitrare il derby, ma solo dopo aver recitato un numero di Ave Maria pari a quello del totale dei balbettamenti sillabici presenti in tutta la sua discografia. Formigoni protesta: "Un concerto così non è da paese civile, gravissime le responsabilità dei sindacati e sfigati i miei amici che non mi hanno invitato!". Cresce la tensione sociale, specialmente nei pressi di San Siro. Ambrosini: "Meglio l'Inter del PDL". Già, perché a Lecco a tagliare le gomme a un disabile parcheggiato su un posto per disabili stavolta non è né Balotelli, né il principe Harry, ma un consigliere del partito cattolico-liberista. Arrogante idiota o "utilizzatore finale" di un diritto derivato da un "handicap politico", questo lo deciderà l'autorità competente in materia di giudizio, il Santo Padre. Amen. Nel frattempo Romney vince il primo duello televisivo: deve aver pesato il Nobel per l'invenzione del finestrino apribile sugli aerei di linea, peraltro a prova anti-terrorismo. E Matteo Renzi domina a sorpresa le primarie del PD. Fantacalcio? No, ennesima necessità di lavare i panni in Arno. La notizia più incredibile, se non contiamo le dichiarazioni circa la ferina virilità di Boateng fatte dalla Satta a Studio Aperto, è l'attribuzione di una missione ONU a Romano Prodi, nuovo responsabile per la sicurezza nel Sahel. Partirà per il Mali, per contrastare Al Qaeda: "Riuscì a battere Berlusconi" afferma Ban Ki-Moon (che per il parlamento italiano è il nipote marocchino di Sailor Moon ndr). Poi: ridotta la squalifica di Antonio Conte, che tornerà in panchina l'8 dicembre. Decisive sulla sentenza le pressioni dell'Immacolata. A parte gli scherzi, la Bongiorno ottiene un altro successone, dopo le varie prescrizioni di Andreotti e La ruota della Fortuna. Infine: la legge anti-corruzione fatica ancora... il suo iter parlamentare sembra il nostos di Odisseo, costretto ad affrontare Polifemo, Lestrigoni, la Maga Circe e le Sirene, insomma... il PDL. Quanto è dura la fuga da una città che brucia, sotto i nostri stessi colpi, attraverso un mare tempestoso e che sembra infinito, verso un'isola di pace e amore, oppure una sete di conoscenza e libertà! Chiudo volgarizzando De André, perché se "dal letame nascono i fiori", beh, quel Fiorito è proprio generato da una montagna di merda. Tiriamo l'acqua del cesso, oh Italiani! Possiamo farlo anche nel noiosissimo quarto d'ora d'intervallo che tedierà le nostre anime dopo i primi quarantacinque minuti di derby...

(M.T.)

Nel sogno t'incontrai


Nel sogno t'incontrai,
ch'il mio sonno ingenuo
il desìo tessea 'sì strenuo.
Ma qual realtà sarà mai?

Cento lettere t'ho scritto
e parlavo alla tua essenza
con dolci gesti, pur senza
mirar te ne li occhi dritto.

Tre secondi e due parole,
un nome e mezz'emozione,
poi mille speranze l'istinto vuole.

L'imprevedibil è sovrano
d'ogni vita, pensiero, Nazione,
nel gran mistero in cui amiamo.

Al nulla del tutto accenno il sorriso
or ch'in sogno ho scorto il Paradiso.

(D.D.)



martedì 2 ottobre 2012

Stelle alpine


Il Piccolo Principe vagava ancora
oltre i miti bagliori
del tramonto e dell'aurora,
nei pianeti e dentro i cuori.

E notò l'amico dei pallidi fiori
'sì forti di timidezza 
da non temer l'altezza,
il gelo e il fuggir dei colori.

Immacolate stelle alpine,
dal dolce sguardo ch'accarezza
delle notti le luci divine.

Parla loro la voce sognante
di quel ragazzo che là sulle cime
nel riso e nel pianto si muta in amante.

L'immagina allora il cresciuto bambino,
di fiori e di cuori un unico destino.

Due umani che nati lontani
alle rose e alle stelle fan stringer le mani.

(D.D.)




sabato 29 settembre 2012

Ulisse moderno

Vaga Ulisse, a cercar lavoro,
remando l'inferno
del mondo moderno,
che di sirene è gran coro.

Intonano allarmi, piangon feriti
in tempestosa terra,
mentre muovon guerra
gli dei inferociti.

Naufrago l'accoglie Nausicaa,
laureata precaria
e visionaria amica.

Chiede del passato, narra il futuro,
d'Itaca leggendaria
e d'un Duemila 'sì insicuro.

Tra i verri di Circe è amara esperienza
scovar che resta di virtute e canoscenza.
E vinto piange il triste molo
dell'uomo che abiura il suo folle volo.

Il fumo d'Ilio ha ancor nel cuore
e il cavallo e l'inganno,
il trionfo senza onore
e un ritorno d'infinito affanno.

Pur mutando il tutto non muta.
E per questi nuovi Achei
odora ancor di vittoria l'imminente caduta.

Clitemnestra tradita che uccide il sovrano
o il brutto scherzo d'un vile vulcano,
come fu allora è nei tempi miei.

È un mondo ingiusto, dilaniato,
quello che Ulisse nell'oggi ha trovato.

(D.D.)


giovedì 27 settembre 2012

Ventisette


Ventisette settembre, scorrono i giorni
e l'autunno risveglia degli anni passati
il ricordo allorché con la mente ritorni
ai giardini di marzo e ai lidi delle estati,
alla neve d'ottobre ed ai libri coi fiori,
a una giovinezza di speranze e di colori.

Era un'Italia che ne festeggiava cento
d'umane stagioni, bella come nessuno
e illuminata dai padri del Risorgimento,
sorrideva ai suoi nati, era il Sessantuno.
Apristi gli occhi a un futuro che incanta,
quell'avere vent'anni negli anni ottanta!

Forse a quei tempi fu caro ad Atena
l'infonder giustizia nel cuor dei bambini,
col mirabile intento di rinnovar la scena
di un mondo teatro di troppi ladrocini.
Un leonino d'America udì tal richiamo
e oggi ci insegna che "Sì, noi possiamo!"

Giustizia. Per questo verrai ricordata
anche tu, esclusa dai nomi della storia,
ma per Giustizia eternamente cantata
da questa penna che diverrà memoria,
da questa mente che forse avrà gloria,
da questa vita che per sempre t'è grata.

I ventisette son dannati per ogni poeta
e li vedo arrivare, mi prendon per mano,
mentre tu sol li rimembri età assai lieta,
senza fuggire in quel passato lontano:
coglie il tuo sguardo i doni del presente
e con essi il segreto dell'esser vivente.

Ancor inseguo i miti dell'arcano ritratto,
dell'isola che non c'è, del canto d'Orazio,
ma quest'oggi da te imparo soddisfatto
a guardare il tempo come fosse spazio,
che già lo fece Ulisse nel prender mare
quando le rughe gli dicevan di restare.

Ventisette vite son ben meno di quelle
che hai vissuto con profonde emozioni
tra le amate pagine di romanzi e novelle
o le note impegnate delle grandi canzoni
dell'amico tuo genovese, fragile lamento
dei vinti del vincente amaro Novecento.

Ma fu Francesco a firmar la tua trama,
modenese volgare, ma quasi d'Assisi,
che del principe azzurro ti fece dama,
dimenticando i suoi tristi amanti divisi:
nessuna Samantha che non sa vedere,
nessun Andrea che continua a tacere!

Continuò a mutare l'infinito universo
e quei ch'eran molti si fecero pochi,
ma un'orbita ellittica mai avresti perso,
attorno a due figli, due autentici fuochi.
E anche se ora sembra tutto diverso,
di questo cammino nulla andrà perso. 

Ti regalo un sorriso che sincero riflette
la luce delle felici nostre vite imperfette
e poi fedele al principio della relatività
mi appello, poiché diffido dalla realtà,
a una delle leggi mai scritte né dette:
che la mamma ne ha sempre ventisette!

(M.T.)


mercoledì 26 settembre 2012

Malinconia


Troppo facile morire,
un soffio di vento,
divine ire
e il fuoco è spento.

Troppo astuto l'imprevisto,
poi il grido d'un pianto,
la croce di Cristo
e di neve un manto.

Troppo s'ha in quest'avventura
d'aver paura
e gelo in cuore.

Troppo assurdo il senso,
quel folle amore
fragile e immenso.

Troppo il tempo è poco,
avara regola del gioco.

(D.D.)


martedì 25 settembre 2012

Anthony Patch


Celesti eran li occhi spenti nel grigio
e pallido il profumo dell'agiata gioventù
per te figlio d'un tempo che non era più
e padre d'un seme dal lontano prestigio.

Tu cullato nel limbo dell'ozio antico,
laddove il pensiero riflesso nel vino
e d'erotiche feste nutrito, unico amico,
si mutava nell'anime sul tuo cammino.

Con New York ch'in te bella danzava
mentre fuori avea sposato il Novecento
e prima il suo vento e poi anche la lava

tessevan un manto di nuova morte
su quella città ch'un eterno lamento
d'amor tradito ti darà in sorte.

Il buon gusto allor senza più storia
d'un giovane uomo fuggito da Dio
 or naufrago giunge al secolo mio
a rivendicar quella perduta Gloria.

(D.D.)


domenica 23 settembre 2012

Venezia

Non si spegnerà il mio sguardo,
gli occhi miei specchio dei tuoi
sazierà tal reciproco traguardo,
fermando il tempo intorno a noi.

Sarà di luce un duplice riflesso,
un incrocio di poteri e pensieri,
oltre le pupille, l'intimo accesso
del regno che ospita i desideri.

Mostrami ancora le magiche ali
che ti riportano dolce il sorriso
e ogni volta ti liberano dai mali,
se una lacrima bagna il tuo viso.

E quando avrai un'altra carezza
lasciati ancora una volta volare,
oh esempio di umana bellezza,
come Venezia sdraiata sul mare!

(D.D.)


sabato 22 settembre 2012

Notte dopo il primo bacio


Notte dopo il primo bacio
e di pensieri un temporale
spegne il buio in quelle sale
deste dal sapor d'un bacio,

solo un bacio, poi la notte
e mille stelle attorno al cuore
in un silenzio ch'è rumore,
violenta pace d'armonie rotte.

Avvolge nell'ombra più oscura
ogni ingenua dolce speranza
questa mia mera paura.

Oh Amor, dannata tirannia,
il tuo esercito fiero avanza
e m'azzanna e m'affanna!

Quel primo bacio vorrei ancora
in questi secondi lunghi un'ora.

(D.D.)