lunedì 27 maggio 2013

Se ti piace sognare

All'improvviso
s'illumina nella sera
uno spiraglio di primavera
e m'abbaglio, volo deciso

verso quel che mi desta
e mi libera dal vuoto
d'un mondo vicino e remoto
d'indifferenti in festa.

Vorrei sembrar più sincero
nel cantare
ch'è tutto vero,

anche s'è presto t'avviso,
se ti piace sognare
avrò cura del tuo sorriso!

Quanti bei libri son scritti in un viso,
mentre il mio sguardo perde la rima nell'infinito.

(D.D.)


sabato 25 maggio 2013

Pioggia di maggio

Fa freddo,
forse dentro, 
un buio freddo,
mi concentro.

Vedo le mie mani,
allungate avanti
ad afferrare i canti
dei sogni vani.

Primavera di notte,
tremo di paura
e temo aspre lotte.

Con caduche armi
e inutili mura
corro a cancellarmi.

Pioggia di maggio,
vivo del miraggio.

(D.D.)


giovedì 16 maggio 2013

L'invidia

L'invidia é il più triste dei sentimenti umani, genera la più bruta perfidia e tinge 
di sangue le più angeliche mani. 

Diffidate dall'essere invidiosi, può uccidere e vi ucciderà di sicuro!

(D.D.)



martedì 7 maggio 2013

Per me si va (2005)

Per me si va nella città dolente,
là dove il più bel fuoco
gela nell'indifferente
cuor mio sempre più fioco.

Dannate rime,
senza più uno schema,
nella vita fuori tema
ch'il tuo amor oggi sopprime.

Tradimento,
quasi per gioco,
poi paura e sgomento.

Questo volto gentile,
un po' triste, un po' vile,
vale molto e vince poco.

Ogni speranza hai lasciato
nel canto oscuro d'un condannato!

(D.D.)



mercoledì 1 maggio 2013

L'insostenibile leggerezza del malessere



Pausa di riflessione, è il primo maggio... Anche solo un secondo, per ricordare i Martiri di Chicago, per farsi un’idea sulla delicata questione dell’Ilva di Taranto, per capire che la disoccupazione giovanile può diventare una malattia inguaribile. Qualcosa si è spezzato, qualcuno sta facendo il furbo, il sistema fa sempre più vittime. Piccoli imprenditori, divorati dalle angosce di una crisi economica senza precedenti, che di onestà e giustizia possono solo morire. Operai, gli ultimi della loro specie, perché produrre in Italia, con tutti questi diritti, costa troppo. E poi ci sono i precari, difficili da inquadrare nelle logiche tanto care alle ideologie del ‘900, così come i giovani laureati, ai quali sognare è vivamente sconsigliato. Una grandissima confusione, in cui il merito troppo spesso si perde, volente o nolente, e la recommendation si fa raccomandazione.Come biasimare chi non ha alternative ai padri e ai padrini?!

Onde evitare di degenerare in un flusso di pensiero, disordinato e impulsivo quasi quanto l’adolescenza, è bene tornare al 1886, quando l’America annebbiata dal mito del moderno assisteva sbigottita alle rivendicazioni di lavoratori dal lungimirante coraggio che manifestavano per agguantare il diritto alle otto ore. La rivolta di piazza Haymarket generò paura e impiccagioni, perché così reagisce il potere quando capisce che non sono i popoli a dover temere i governi. Era un giorno di maggio, convenzionalmente sarebbe poi diventato il primo e, non v’è alcun dubbio, uno dei più eterni nella storia del Quarto Stato, pari modo al dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo, del 1901.

Oggi è cambiato tutto. Le guerre mondiali, il new deal e il boom economico, la democrazia e il ’68, quindi la televisione e i “mitici” anni ’80, apogeo di un Occidente con la pancia piena. Diritti conquistati e poi dati progressivamente per scontati, secondo il naturale cammino dell’uomo, sempre pronto a rendersi amaro compartecipe dei corsi e dei ricorsi storici.Troppi soldi finiscono per dare alla testa! E intanto qualcuno liberava il mercato finanziario da freni e inibizioni, mentre le morali religiose si preoccupavano di scandalizzarsi per le "aberranti degenerazioni" delle femministe o degli equivoci messaggi di Freddy Mercury, voci difficili da nascondere sotto il tappeto. Ronald Reagan e Margareth Thatcher, due eroi anti-comunisti la cui menzione vuol essere poco più che un trait d’union con il nostro amato presente. Thank you very much!

Le sinistre di salotto, la casta dei sindacati, le masse qualunquiste in movimento, gli stipendi faraonici degli amministratori delegati, le larghe e opulente intese… “La vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”. Già, ma se la guardi attraverso gli occhi di un ragazzo del Duemila questa età tardo-moderna è sempre più traballante, impossibile, vincolata alla mite casualità della Fortuna. E ciò nonostante in molti ancora sperano, ci provano, si amano. Sono “giovani a braccetto, allegri, in abiti variopinti, agghindati alla loro maniera, con un’espressione spavalda e sbarazzina sul volto che sembra dire ORA NOI RIFACCIAMO IL MONDO”, così come li osserva e li dipinge l’artista piemontese Giovanni Reale, nel suo “Quinto Stato”. Un titolo più che significativo per quest’opera, volta “quasi a significare una continuità nell’umana vicenda”.

Ma sorge un dubbio. Saranno gli stessi ragazzi e ragazze del “Complesso del primo maggio”? Quelli che ascoltano la musica balcanica e in tutta allegria mixano il pogo più scatenato all’invettiva contro McDonalds, Justin Bieber e tutti gli altri “simboli del capitalismo”… Ecco l’ammonimento di un musico giullare come Elio, che fa sorridere e anche pensare, con tanto di rischio di smorzare un po’ gli entusiasmi eccessivamente giovanilistici! Chi sono gli alternativi? Domanda più che lecita, in primis se si intende contestare il sistema in cui viviamo. E lo si vuole fare!

Provocazioni a parte, è bene concentrarsi su alcune proposte che possono riportare il tema del lavoro al centro del brainstorming globale, per invertire la rotta, ricominciare a sognare e salvare l’uomo. Un’idea su tutte potrebbe essereun nuovo compromesso che coinvolga lo sviluppo, il consumo e la felicità: lavorare di meno ma lavorare tutti, guadagnare di meno ma guadagnare tutti, pagare meno tasse ma pagarle tutti, andare in pensione prima (con qualche sacrificio economico da parte di chi ha già più che abbastanza) per garantire occupazione e futuro ai propri figli e nipoti, rinunciare ad alcuni privilegi in nome dell’equità sociale… Tutte strade molto difficili da percorrere e inefficaci se non “decise insieme”, quantomeno a livello europeo. Ma abbiamo tanti validi economisti, giuristi, sociologi, ma anche scienziati, umanisti, artisti, un patrimonio di cui dobbiamo far tesoro, per affrontare questa “insostenibile leggerezza del malessere”, senza perderci nel labirinto dei conservatorismi di questo o di quel colore politico.

M.T

martedì 30 aprile 2013

Come dentro una valigia blu

Come dentro una valigia blu,
l'amore al buio, mentre piove:
crollano i cassetti. E tu
rincorri sogni ch'il vento muove.

Come una fuga disperata
in qualche angolo del mondo
o nell'abisso d'un secondo,
valle incantata, cuore di fata.

Come la fantasia d'un incompreso
ogni volta ammazzato dall'inetto,
che fu condottiero e s'è arreso.

Come una ferita nel petto,
la sconfitta col suo peso,
perché l'uomo non muta d'aspetto.

Come mai nato, come mai più,
come dentro una valigia blu.

(D.D.)



giovedì 25 aprile 2013

Liberazione

Sorriso di madre, futuro dei figli.



Mentre sempre meno bambini possono imparare direttamente dagli sguardi di un nonno che non vuol parlarne o di una nonna che si commuove al sol pensiero, ricorre un altro anniversario della Liberazione. È il 25 aprile, l’Italia è riscaldata da una primavera un po’ tardiva e più che mai attesa. La pace dopo l’inverno. Un giorno di vacanza, l’occasione per una gita fuori città o per riposare dopo aver fatto tardi la sera. Ma anche il libro di storia, il discorso di un politico o un servizio del telegiornale. Si raffreddano i ricordi, quando non sono pienamente nostri in quanto non conosciamo nessuno che li abbia vissuti. E cresce anche la paura. Si parla troppo spesso di libertà, è diventata una parola comune, quasi svuotata da ogni emozione e funzionale ai pretesti, quali le arringhe elettorali, le sdolcinate canzoni di Sanremo o i messaggi pubblicitari. E come se non bastasse c’è poi qualcuno che si alza in piedi e si rassegna all’idea del “si stava meglio quando si stava peggio”, piuttosto che del “quando c’era lui…”. 

La crisi economica riporta l’Europa in un clima di sfiducia e instabilità sociale simile a quello del primo dopoguerra, nonostante al di là dell’Atlantico uno spigliato e coraggioso Obama stia provando a far meglio di un grande come Roosevelt. L’Italia intanto annega nella corruzione, proprio come ai tempi in cui la Libera Res Publica s’addormentava mortalmente tra le braccia dei Silla, Cesare e Augusto. Il riformismo non funziona, pare che i “poteri forti” del sistema, nel Bel Paese come in gran parte del mondo, siano più astuti di Odisseo e più veloci di Achille. Ed è proprio per tutte queste ragioni che bisogna festeggiare il 25 aprile e che devono farlo anche e soprattutto i giovanissimi, quelli che non hanno ancora potuto alzare la voce contro tutto ciò che è sempre stato loro imposto, calato dall’alto, fatto passare per vero. 

Il Parlamento, uno degli eterni figli della democrazia, conquistata col sangue dai nostri avi, si è ultimamente reso protagonista di comportamenti ai limiti della vergogna, vittima dei suoi stessi privilegi, dei giochi di partito, del pericoloso intreccio di ambizione, potere, ignoranza e qualunquismo. Anche l’ira delle folle ha perduto il proprio orientamento, in un paradossale contesto di iper-informazione facilmente degenerabile nel più assoluto relativismo, in cui viene meno l’obiettività e la criticità nella valutazione delle fonti. Il tutto diventa niente, i Guelfi Bianchi sembrano i Guelfi Neri, “partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”. Nulla contro il web, nulla contro i vari movimenti e “rottamatori”, forse un po’ più di mordacia, quella sì, nei confronti dell’eterogenea moltitudine dei conservatori, troppo spesso indifferenti al futuro che verrà oltre il dopodomani. Solo un piccolo grande invito a riflettere, perché se tutto crolla allora poi crolliamo tutti, compresi sovrani, vassalli, valvassori e valvassini. 

Il 25 aprile 1945 Torino e Milano furono liberate dalla dittatura fascista e cominciò quell’esplosione di gioia che ben descrive per esempio Dino Buzzati, accomunando il sospiro di sollievo avuto nientemeno che da Dante, una volta uscito dall’Inferno, alla commozione, altrettanto “letteraria” - perché la letteratura è vita - di sua madre: “Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle. / Come siamo felici. / A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia, / nessuno era più capace di andare avanti a parlare. / Che da stasera la gente ricominci a essere buona?”. 

“E l’Italia cantando ormai libera allaga le strade, sventolando nel cielo bandiere impazzite di luce. E tua madre prendendoti in braccio piangendo sorride, mentre attorno qualcuno una storia o una vita ricuce…” è invece il pressoché simmetrico ricordo di Francesco Guccini, che ha scelto di celebrare la Liberazione nell’ultimo suo album di canzoni, prima di abbandonare chitarra e accordi ed entrare a pieno titolo in quel passato che è passato ma resta per sempre, nella storia e della poesia del Novecento.


Cari Italiani, popolo ingegnoso e padrone dei propri secoli, forse è ora di “ritornare alla mamma”, ai valori umani, rifiutando ogni minimo aspetto che possa far rima con l’ingiustizia… Oggi, come in altri giorni in cui ci si ferma per riflettere, dobbiamo fare lo sforzo di “voltarci all’indietro per guardare oltre”! Innanzitutto ripartendo dal “mai più!”, per poi ricominciare a curare alcuni semplici aspetti della nostra coscienza. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare grandi cose, soprattutto se capirà che copiare un compito in classe, saltare la coda alla mensa, buttare una carta per terra, prendere in giro chi è diverso, approfittarsi del più debole, pensare sempre e solo a sé stesso e tanti altri comportamenti, più o meno connessi a dei vantaggi individuali concreti, non fanno che contaminarci lentamente e renderci schiavi, passo dopo passo, finendo per “riscrivere” la trama della nostra stessa vita, che sarà una “storia” che non sapremo più controllare. La Liberazione è un concetto nato per essere poi sempre vivo e presente, accompagnando i gesti quotidiani che s’ispirano ai suoi principi! 

Essere razzisti, speculare in Borsa, aver paura degli omosessuali, disprezzare la povertà o invidiare il potere dei più furbi sono nitidi elementi di una sorta di dittatura interiore, che rischiamo di costruire noi stessi, con l’evidente complicità di coloro che hanno “guadagni” più grandi dei nostri se riescono a indirizzare il nostro pensiero. 

Liberazione! Liberazione! Liberazione! 

Facciamo uno sforzo, coraggio! Pensiamo a quanto sono uguali gli sguardi delle madri, dei nonni, di tutti coloro che si amano… Facciamolo per i sentimenti che proviamo in prima persona, cerchiamo di estendere le emozioni dell’individuo a una dimensione “umanitaria”. Nessuno di noi è depositario di una verità assoluta, nessuno di noi è veramente libero se non lo sono anche gli altri. Forse possono sembrare frasi fatte, banalità, dichiarazioni che si devono fare ma a cui poi alla fine non si crede fino in fondo… Beh, chi scrive sta per partecipare a una manifestazione in cui si farà valere la ricorrente festività per discutere, prevalentemente tra giovani, del legame indissolubile tra la Liberazione e i diritti, di cui godiamo e di cui godremo in futuro. Verrà inaugurato, nel piccolo comune di Talamona (SO), un sottopassaggio interamente “affrescato” di murales raffiguranti i diritti di tutti, con particolare attenzione rispetto a quelli ancora non pienamente riconosciuti… È il caso di dire che grazie al 25 aprile del 1945 la strada dei valori dell’humanitas è stata spianata, nonostante gli attriti e i dissensi, e ci consente di correre, sognare, reagire. La “social catena”, diceva Leopardi, è ciò che ci consente di affrontare la Natura.

(M.T.) 

giovedì 11 aprile 2013

Baltico

Baltico, luce di ghiaccio
come il Paradiso,
e un bruciore sul viso,
romantico abbraccio
tra il sale e il cielo,
il male soave
che spezza una nave
annegata nel gelo.

Tallinn, medioevo di neve
semisciolta, disinvolta
in un'Europa che ti beve.

Helsinki, la bella d'Ade,
negata primavera,
senza lacrime e rugiade.

Baltico, oceano dei morti
e canto degl'angeli, d'elfi e risorti.

(D.D.)



lunedì 8 aprile 2013

Se ripenso ad Anna

Se ripenso ad Anna
nella fantasia del viaggio,
la notte, quasi saggio
avverto l'antica fiamma.

La mente poi si danna
mentre assaggio
quel miraggio,
dolceamaro umano dramma.

E il naufragar m'è dolce
in ciò ch'inganna
a sperar salvataggio,

dolce anche l'oltraggio
al promesso sacro altare,
se ripenso ad Anna.

Capei d'oro, gote chiare,
salati occhi e di miele il mare.

(D.D.)



lunedì 18 marzo 2013

Poesia contro il sistema

S'ammazzi il lusso
sdegnato e ignorante
ch'è simbolo indiscusso
del trionfo più aberrante!

Sprofondi la brama
d'un potere snaturato
d'ogni senso dello Stato
ed idea d'umana trama!

Tanto infine tutti avremo
due metri di terreno,
capolinea d'ogni treno.

Ad allegorica pia morte
dei complici allo stremo
sorrida la nostra sorte!

Si muti tal sonetto
nella vostra Caporetto!

(D.D.)